La mela rosa romana: tesoro dell’appennino

Fine 2019: nascita del Consorzio Mela Rosa Romana dell’Appennino Bolognese, a conferma del fatto che in agricoltura oggi il ‘futuro è nel passato’. Infatti l’idea è quella di recuperare la coltivazione di un frutto, la mela rosa romana appunto, che un tempo era molto diffusa nei fondi agricoli dell’Appennino, nei campi tra le viti e nelle vicinanze delle case coloniche, ma che poi è stata abbandonata con lo spopolamento della montagna. Il consumo di questa mela è stato soppiantato da quello delle mele di pianura dove le vaste coltivazioni a frutteto hanno permesso una produzione estensiva. Eppure questa piccola mela dal profumo intenso e dal sapore gustoso e inconfondibile è rimasto nei ricordi di tanti che hanno vissuto la loro infanzia in montagna e che hanno conservato l’abitudine di tornare d’autunno a cercare qualche residuo coltivatore che ancora conserva gelosamente gli alberi antichi.

La storia parte da diversi anni fa, quando ancora era in vita il nostro amico Pietro Vicinelli: a Pian di Setta (Grizzana Morandi) si sono ritrovati numerosi aspiranti soci del neo consorzio e aspiranti coltivatori che hanno ascoltato la relazione di Vicinelli reduce da una spedizione informativa in Trentino, dove ha potuto sperimentare una macchina che estrae dalle mele il succo e dove ha avuto la prova che il succo di mela rosa romana è particolarmente gustoso e dissetante e non ha niente da invidiare a quello già ampiamente commercializzato con successo dai produttori di mele di quella zona.

 

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